La batosta del no-Merkel
Il diavolo veste Merkel, diceva Beppe Grillo sul suo blog, ripetendosi la settimana scorsa sulla Zeit, con le elezioni tedesche alle porte (“no all’Europa di Angela Merkel, voglio vincere con il Porcellum e rinegoziare il debito”). “Bisogna far cadere il muro della Merkel, spero che la sinistra vada al potere anche in Germania”, diceva Nichi Vendola quando le coalizioni rosso-arancioni vincevano in Italia (alle amministrative – poi si è vista com’è andata).
12 AGO 20

Il diavolo veste Merkel, diceva Beppe Grillo sul suo blog, ripetendosi la settimana scorsa sulla Zeit, con le elezioni tedesche alle porte (“no all’Europa di Angela Merkel, voglio vincere con il Porcellum e rinegoziare il debito”). “Bisogna far cadere il muro della Merkel, spero che la sinistra vada al potere anche in Germania”, diceva Nichi Vendola quando le coalizioni rosso-arancioni vincevano in Italia (alle amministrative – poi si è vista com’è andata). “Monti, Renzi e Letta vanno in ginocchio dalla Merkel”, era il grido d’accusa (grillesco) mutuato a intermittenza sui social network da orde di malmostosi generici, ora indignati di fronte al terzo mandato della cancelliera (“Europa canaglia”, “neoliberismo assassino”, “la guerra non è atomica ma con la Troika”: sono tutte declinazioni del complottismo che vede nei vari “gruppi Bilderberg”, con la Germania di Angela custode del male, la chiave dello sfacelo sull’orbe terracqueo). Ed è come se in Italia tutto un demi-monde avesse fatto dell’opposizione astratta al nemico Merkel il controcanto pigro della propria identità già in crisi, puntellata a colpi di accuse elementari alla Germania matrigna e merkeliana, peraltro mai contestata in modo fattuale, ma soltanto a livello di lamento superstizioso contro la divinità cattiva che punisce a colpi di spread. “Basta banche asservite a Berlino”, ripetevano i paladini del “cittadino” gabbato dal “mostro” europeo, vagheggiando l’espansione oltreconfine (ma Grillo, forse fiutando l’aria, non sa ancora se e come presentare l’M5s alle europee). E ora che Merkel oltretutto rivince, gli urlatori “no-Ue” sembrano smarriti, stanchi dei loro stessi slogan.